Un sogno chiamato PARALIMPIADI

Ho sempre avuto il sogno di partecipare alle Paralimpiadi, anche se sono stata sempre realista e consapevole che per arrivare a quei livelli bisogna avere i mezzi necessari, i preparatori di un certo livello e anche un gruzzoletto da parte. Nonostante la mancata partecipazione, quest’anno ho vissuto le paralimpiadi in modo molto emotivo e forte, mi sono sentita davvero vicina a diversi atleti, e sono riuscita a seguire come non mai diverse gare.

Fondamentale quest’anno è stato l’intervento dei media, che hanno dato molta più visibilità all’evento, rispetto agli altri anni. Ho vissuto questi Giochi Paralimpici Tokyo 2020 in modo diretto, anche perché ho seguito, in questi due anni, la convocazione di diversi atleti.

La mia carissima amica e collega Michela Brunelli è stata convocata per il tennistavolo. Lei è un’atleta di terza categoria, fortissima e davvero determinata. La sua convocazione alle paralimpiadi è stata un estremo orgoglio anche per me. L’ho seguita in tutto. Lei per me rappresenta quello che “vorrei essere da grande”.

Nell’handbike è stata convocata il mio mito, Francesca Porcellato, che ha portato a casa due argenti a 51 anni. L’ho sempre stimata, sia come donna che come atleta, ammiro tantissimo la sua grande forza. Appena ha vinto ci siamo sentite e mi sono sentita parte di un pezzetto di quella medaglia d’argento.

Nel triathlon, Rita Cuccuru, lei ha iniziato handbike dopo di me. Una forza della natura, una donna che ha costruito tutto dal nulla. Per lei non era gratificante solamente l’handbike e ha trovato nel triathlon qualcosa di stupendo. Sono orgogliosissima di lei, lei per me ha fatto la storia. Non dimenticherò mai quando stavamo entrando partecipando ad una gara di handbike, durante il tragitto le è caduta la sua bandiera sarda, che teneva sempre sotto al cuscino. Io, che ero dietro di lei, l’ho raccolta e gliel’ho riconsegnata al traguardo. È stato un momento di grande gioia.

Tra gli atleti che ho maggiormente seguito: Giovanni Achenza, anche lui un uomo meraviglioso, che si è creato da solo e anche lui, l’ho conosciuto in gara handbike.
Poi c’è il grandissimo trio di handbike che ha vinto la staffetta: Paolo Cecchetto, Luca Mazzone e Diego Colombari.

Sono grandi atleti e grandi persone e hanno portato anche me a Tokyo. Ciò che li rappresenta di più è la capacità di essersi creati da soli negli anni, rivelando una grandissima motivazione e forza, mettendosi sempre in gioco, senza mai mollare. Sono atleti ricchi di grande umiltà, forza e motivazione. Faccio il tifo per loro e per lo sport paralimpico.

Non è la disabilità che ti definisce, ma il modo in cui affronti le sfide che la disabilità ti presenta.

Un abbraccio.
Grazia

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