La medaglia più bella

La medaglia che porto nel cuore

Ci sono medaglie che brillano al collo e altre che brillano nell’anima. Il 22 e 23 maggio, a Cesena, ho partecipato ai Campionati Italiani Paralimpici di Tennis Tavolo insieme alla mia famiglia sportiva di Utopia Sport, con Gerry Pertipillo e Carlo Veri, guidati dal nostro presidente Giampiero Turco.

Abbiamo lottato fino all’ultimo punto, nei doppi e nelle gare individuali, vivendo ogni incontro con la passione e la determinazione che da sempre accompagnano il nostro percorso sportivo. Alla fine è arrivata una medaglia di bronzo.Un risultato che mi rende felice, ma che quest’anno ha assunto un significato ancora più profondo.

Ho avuto infatti il privilegio di condividere il doppio femminile con Manuela Casu. Ci conoscevamo poco, ma fin dai primi scambi ho percepito la sua sensibilità, la sua voglia di mettersi in gioco e il desiderio sincero di vivere questa esperienza fino in fondo.

Insieme abbiamo affrontato avversarie di altissimo livello, tra cui grandi campionesse che hanno scritto pagine importanti del tennis tavolo paralimpico italiano. Ogni punto conquistato è stato il frutto di impegno, fiducia reciproca e collaborazione. Ma ciò che ha reso speciale questa esperienza è arrivato dopo il torneo.

Ho ricevuto un messaggio da Manuela che mi ha profondamente emozionata. Mi ringraziava per aver condiviso con lei questa avventura sportiva, per aver creduto nella squadra che avevamo costruito e per averle trasmesso entusiasmo e fiducia.Quelle parole hanno avuto per me un valore immenso.

In quel momento ho capito che la vera vittoria non era il bronzo conquistato. La vera vittoria era aver lasciato qualcosa di bello nel cuore di un’altra persona.

Durante questi campionati ho vissuto anche un altro incontro che porterò sempre con me. Ho conosciuto una coppia di persone sorde presenti alla manifestazione. Attraverso la LIS abbiamo iniziato a dialogare, a raccontarci e a condividere le emozioni delle gare.

Vederli seguire le partite, partecipare e sentirsi parte di quel contesto mi ha ricordato ancora una volta perché credo così tanto nell’inclusione.

Non quella raccontata a parole. Quella che nasce spontaneamente dall’incontro tra persone. Quella che non ha bisogno di spiegazioni. Quella che trasforma una semplice competizione sportiva in un’occasione di crescita, amicizia e umanità.

Tornando a casa ho ripensato a tutto questo. Alla medaglia, certo. Ma soprattutto ai sorrisi, ai messaggi, agli abbracci e alle emozioni condivise.

Ed è per questo che oggi posso dire di aver conquistato qualcosa di ancora più prezioso di un podio. Una medaglia che non si vede, ma che porterò sempre con me.

Un abbraccio
Grazia