Grazie alle mamme che combattono per noi!

Da circa 4 mesi sto vivendo una bellissima esperienza come insegnante ed interprete presso l’Arci di Cavallino, insegnando l’italiano ai ragazzi sordomuti rifugiati.

Grazie a questa esperienza, ho avuto la possibilità di partecipare alla presentazione del libro “Disabilità e inclusione sociale, una sfida comune” scritto da Annatonia Margiotta, una madre che ha passato la vita a lottare per il figlio disabile e per la sua inclusione.

Leggendo questo libro, in cui la mamma Antonia racconta le problematiche insorte durante la vita e quella di suo figlio, nato circa 40 anni fa con disabilità, mi sono ritrovata in quelle parole. Mi sembrava di rivedere la mia mamma, che come lei, ha combattuto con tutte le sue forze e fino all’ultimo affinché io vivessi. Ho rivissuto in quelle parole di madre, la mia vita, tra battaglie e sofferenze.

Io sono l’esempio vivente di quello che ha scritto Antonia nel suo libro, perché ho vissuto da bambina le stesse esperienze e problematiche. Quindi per la prima volta in pubblico, ho voluto commentare questo libro e aprirmi raccontando la mia storia da bambina.

Anche io, come suo figlio, sono stata battezzata due volte perché mi avevano dato pochi mesi di vita. I miei genitori, solamente alla nascita si resero conto della grave patologia dalla quale ero stata colpita. E 47 anni fa era una tragedia. Osteogenesi imperfetta: patologia delle ossa fragili, che con un semplice starnuto può causare fratture.

Proposero ai miei genitori di portarmi in un istituto in cui si sarebbero presi cura di me, ma mia madre rifiutò. Passai un’infanzia molto difficile, ero diversa, non potevo giocare, avevo paura di farmi male.


Nonostante questo, mia madre decise comunque di iscrivermi all’asilo per farmi conoscere gli altri bambini e farmi integrare. Ricordo che un giorno salii su una giostrina con gli altri bambini e mia madre, una volta scoperto, si arrabbiò moltissimo, temendo che mi potessi fare seriamente male.


Ben presto capii che la mia vita sarebbe stata diversa e che avrei dovuto fare le cose in modo differente.
Iniziai la scuola con l’obiettivo di diplomarmi, nonostante tanti non credessero fosse possibile. Scelsi una scuola che non mi piaceva a causa delle barriere architettoniche della scuola, che mi impedirono di seguire la mia passione per l’arte e la pittura.


Nonostante tutto ce l’ho fatta, ho realizzato il mio sogno di diventare assistente alla comunicazione per persone audiolese ed essere una figura di supporto.
Ho realizzato il mio sogno dello sport, superando i pregiudizi di una donna che fa sport in primis e soprattutto con una disabilità, e sono da 23 anni campionessa per lo sport paralimpico nel tennis tavolo e nell’hand bike.

Il mio stato d’animo è sempre stato quello di integrazione e non di vittoria. Volevo prendere in mano la mia vita e farne un capolavoro, come suggerito dal papa Giovanni Paolo II.

Sentendo parlare Antonia, ho rivissuto i miei 47 anni. Mia mamma ha sempre combattuto. 8 anni fa mia mamma purtroppo è venuta a mancare, ma ricordo che mi disse solo una cosa: “Sono felice del fatto che tu sia autonoma e so che tu ce la puoi fare“.

Di ostacoli ne ho affrontati tanti, c’è sempre quel pregiudizio che fa molto male, e quelle barriere che fanno ancora peggio. A volte è difficile anche prendere un caffè o fare una vacanza.

Mi sono aggrappata alla sua frase, l’ho ricordata in ogni momento difficile, sapendo che lei sarà sempre lì a spingermi e a spronarmi.


Questo voglio dedicarlo a tutte le mamme che sentono di non farcela di fronte ad una situazione simile alla mia.
La vita è fatta di bianco e di nero e bisogna anche saper prendere il nero e farlo diventare bianco.

Un abbraccio
Grazia

Apri la chat
Contattami subito!